Ode al Ragno – 10

Intanto lo zio masticando con lena

con gusto e diletto, ha finito la cena,

così che nel volger di pochi minuti 

il ragno e lo zio sono entrambi pasciuti.

Si sa che un buon pranzo, qualcosa che piace,

da sempre ha servito gli scopi di pace:

la storia ci insegna, nessuno lo nega,

che il cibo ha composto ben più di una bega.

“Bisogna far presto, il pericolo incombe”,

si dice la zia paventando di trombe

gli squilli guerreschi tra il ragno e lo zio.

“Ai fieri avversari ci penserò io!”

Ma presto svanisce l’idillica scena:

del pranzo scomparsa ogni briciola appena,

lo zio con furore ancora si appresta

a fare a quel ragno nemico la festa.

Ode al Ragno – 9

E mentre allo zio viene già l’acquolina

in quattro e quattr’otto prepara un pranzetto

di varie portate, a dir poco perfetto.

Di uova di rana c’è zucca ripiena,

un bel cavolfiore al sugo di avena,

focacce, frittate stillanti di miele,

e poi per finire composta di mele.

Lo zio soddisfatto infine si tace

e inizia a mangiare contento e vorace.

(La zia in un piattino il mangime ha versato

e svelta nel bagno lo ha depositato).

Il ragno a vedere è disceso curioso,

non sa che pensare, è un po’ sospettoso,

esamina il cibo, lo annusa, lo guarda,

infine a assaggiarne un pochino si azzarda.

“Che grande goduria, ma che idea geniale!

Mi pare nutella, mi sembra caviale!

Oh, quale delizia!” Sul cibo si getta

e non ve ne lascia neppure una fetta.

Schegge da “La Cattiv’Ora” – 2

    La vecchia signora si interrompe, da sopra gli occhiali lancia un’occhiata al lavoro a maglia. “Dui, quat, ses, ot, des, dudes…” Il dito scorre sui punti appena lavorati. “Quaranta, sì”. Ha un viso tondo e liscio come un ciottolo di fiume, stranamente privo di rughe nonostante l’età. Ma questa non pare una caratteristica della pelle, si direbbe piuttosto una levigatezza interiore. Sembra che  tutti i dolori, i rimpianti e le amarezze, così come tutte  le gioie e le emozioni degli anni trascorsi, della vita vissuta e delle vicende che ne hanno fatto parte, le abbiano addolcito e lisciato i lineamenti così come l’acqua di un torrente modella le pietre e scorrendo senza tregua ne smussa la scabrosità.  

    Non faccio commenti né la invito a proseguire, so che lo farà spontaneamente non appena avrà riordinato i pensieri giunti in folla dietro la fronte, proprio come fa con i punti del lavoro raccolti sopra i ferri, e di sicuro con la stessa semplicità e maestria. E’ una di quelle persone che hanno innata la capacità di raccontare e tengono avvinto qualsiasi uditorio, non importa se composto da adulti o da bambini, non importa se l’argomento è una piccola storia quotidiana o un’avventura emozionante.    

Ode al Ragno – 8

Confortare il marito non è cosa da poco,

ma una latta di tonno capovolgerà il gioco:

brutta bestia la gola, ti controlla la mente,

ti avviluppa da dentro e non puoi farci più niente.

E quindi lo zio da quel tarlo sospinto

s’affretta alla cassa non troppo convinto:

“Con tutto il sudore che ciò mi è costato

mi trovo a nutrire un ragno affamato!

Piattini complessi, speziati e gustosi,

che possan piacere agli insetti ritrosi,

festini in giardino, ritrovi nel bagno,

a me solo tonno e manco mi lagno!”

“Il tonno è davvero pietanza squisita,

da che mi ricordo l’hai sempre gradita”

l’apostrofa un poco seccata la zia

a cui la pazienza già se ne va via.

“Non sarai geloso del ragno discreto

che vive nel bagno vicino al tappeto,

che appena ti vede arrivar se ne scappa?

Perché gli ho comprato un pochino di pappa?

Se questo è il problema andiamo in cucina.”

Ode al Ragno – 7

Stupita e sorpresa da un far sì deciso

la zia con fatica abbozza un sorriso;

al supermercato a seguirlo si accinge

(nel mentre lo zio la incalza e sospinge).

E tra gli scaffali galoppa e scorrazza

e intanto pregusta paletta e ramazza.

La zia previdente ed attenta anche ai fatti

acquista una scorta di cibo per gatti

e mentre si aggira tra banchi e ripiani,

oziosa la mente, in tasca le mani,

repente in un lampo ecco che viene attratta

da un grigio e modesto tubetto di latta

sul quale campeggia una scritta vivace:

“Al vostro ragnetto sicuro non piace

cacciare le mosche e gli insetti più vari

e mai serbar tempo per i propri affari.

Pertanto acquistate un prodotto squisito

che mai nessun ragno trovò più gradito

e siate sicuri, nessuno si lagni,

contiene pregiato mangime per ragni!”

Resister non può a siffatta proposta,

ma certo lo zio non concederà sosta,

la sua idea è precisa e non c’è eccezione:

ragni e formiche non fan colazione!

Ma quell’insettino affettuoso e affamato

al suo magro destin non può esser lasciato.

Pertanto decisa la zia senza indugio

afferra il prodotto e gli cerca un pertugio

tra pasta e piselli a celarne la vista

a un cane segugio pronto a fiutar la pista

e a urlare con far concitato e rabbioso:

“M’ami meno del ragno! Dall’invidia son roso!”

Ode al Ragno – 6

Il ragno felice per esser tornato

da amici e parenti è ben festeggiato

e nell’atmosfera di grande allegrezza

ben presto si trova in stato di ebbrezza.

Si fanno discorsi, si levano cori,

qualcuno ha portato un bel mazzo di fiori…

Lo zio che di prima mattina s’è alzato

si reca nel bagno ancora assonnato,

si lava la faccia, si siede sul cesso

ed ivi rimane incerto e perplesso.

Per quale ragione non sa, non si spiega,

gli insetti nel bagno abbian fatto una lega.

“Da ormai quanto tempo non fai pulizia?”,

apostrofa un poco seccato la zia,

“La Pasqua è vicina, è ora di andare

al Bennet ed i detersivi comprare.

Sfreghiam le piastrelle, svuotiamo i sifoni,

di insetti spazziamo via interi squadroni!

Snidiamo la polvere da ogni interstizio

che dia alle orribili bestie un ospizio!

Laviam le finestre, sbattiamo i tappeti

e dopo saremo di certo più lieti,

quando splenderanno anche i pavimenti

e i vetri saranno puliti e lucenti!

E contro i nemici venuti da fuori

spandiamo prodotti al profumo di fiori!

Scuotiam dai divani il pelo dei gatti,

raschiamo gli avanzi dal fondo dei piatti,

laviamo i tendoni, puliamo i cassetti…

sei ancora lì a letto? Ma su, cosa aspetti?”

Ode al Ragno – 5

E lui pur sentendosi un poco stordito,

riprende il cammino contento e spedito

e dopo un po’ d’altri segreti tormenti

ritorna al suo bagno e ritrova i parenti,

che, dandolo ormai certamente per morto,

gli avevan scavato la fossa nell’orto.

Il vecchio ragnone, quel saggio vegliardo

al quale ogni insetto concede riguardo,

comanda che tutti, felici e contenti,

festeggino in massa il seguir degli eventi.

“A tutti una pizza si faccia portare.

si chiami qualcuno per farci danzare”

E coi Meikepules, insieme sonoro,

ognuno si unisce al festevole coro.

La festa continua fin quasi a mattina,

nell’aria si spande un fitta cortina

di fumo che sale da gran pentoloni

deposti a bollire di fianco ai saponi.

Son pieni di punch aromatico e forte

che ben si accompagna a tutte le torte

mangiate nel corso della folle notte

e che adesso spillano come da botte.

Ode al Ragno – 4

“Oh, quale emozione”, si dice l’insetto,

“dall’alto sarà rivedere il mio tetto!”

Ma non così scrisse il destino fatale,

non subito, almeno. Qualcosa va male…

Un merlo vorace la foglia intercetta

e come un rapace sul ragno si getta

“O nobil pennuto dall’ali potenti

che con il tuo fischio delizi le genti,

non preferiresti un gustoso vermetto

piuttosto che un magro e sparuto ragnetto?”

Così si lamenta d’orrore pervaso

l’aracnide e lento gli scende dal naso

un tremulo goccio di viscido moccio.

“Che schifo! Ma insomma!

Mi par quasi gomma!

Granivoro sono e, ancorché ben pasciuto,

insetto non gusto”, risponde il pennuto.

Il ragno sospira assai sollevato,

intorno si gira, si sente salvato,

e prega l’uccello con gran cortesia

di porlo bel bello laggiù sulla via.

E questi in un frullo di lucide penne

al suolo il ragnetto deposita indenne.

Schegge da “La Cattiv’Ora”

    Se qualcuno mi avesse detto che dopo tanti anni – e alla mia età – mi sarei trovata ad essere la custode ed unica occupante di questa casa che tutti chiamano la Cattiv’Ora, gli avrei domandato come minimo se fosse impazzito. E invece eccomi qui, e pensare che quando la vidi per la prima volta, la Cattiv’Ora – ma allora la chiamavo in un altro modo – mi dissi no, qui io non ci rimango, non ci posso proprio stare. Solitaria come un giocattolo perduto da un bambino distratto, circondata dai boschi, e per di più quel giorno veniva giù una pioggia gelida come solo sa esserlo la pioggia di gennaio, che sarebbe stata meglio una bella nevicata, e il cielo era così scuro che annottava benchè non fossero ancora le tre del pomeriggio.

    Ma mi accorgo che sto facendo confusione, e se voglio raccontare questa storia, che poi non è veramente una storia, devo pur cominciare da un inizio. Io sono una donna semplice, poco istruita, e la mia vita non è stata avventurosa né interessante, benchè ne abbia viste tante, di cose e di persone. Tuttavia credo che se non sarò io a raccontarli, certi eventi, tutto scomparirà nel nulla perché quando la memoria sparisce è come se nulla fosse mai accaduto.

Ode al Ragno – 3

Rinfresca ormai l’aria, il sole è al tramonto

e un lauto banchetto si trova già pronto

e già si arrovella su dove trovare

chi possa con lui questa sera brindare.

Nel cielo già scuro la luna s’avanza,

le stelle d’intorno intreccian la danza,

sospira giù in basso il timido ragno

pensando nostalgico al tiepido bagno.

Sospira profondo l’insetto angosciato,

tornare vorrebbe al suo bagno adorato,

marciare dovrebbe per calli e cortili,

stancare potrebbe le zampe sottili…

Un soffio di vento risolve il problema,

solleva la foglia e il ragno già trema:

sorvola danzando cespugli e sentieri

che spesso nascondono arcani misteri.