Ode al Ragno – 17

E – furba – la zia fa notare un aspetto

che forse è sfuggito al ferale ragnetto:

“Per ora la truppa è nutrita e calzata,

ma questa è soltanto la prima giornata.

E poi se per caso è sfuggita a qualcuno

la nuova di insetti un grandioso raduno

in un batter d’occhi potrebbe arrivare

un mucchio di bestie che aman mangiare

zanzare, formiche e pur cavallette,

che giudican vere pietanze perfette.

Ascolta…..non senti un lontan gracidìo?

Di bàtraci un coro ha preso l’avvio!

Per certo una schiera di umide rane

in cerca di cibo ha lasciato le tane!

E questi fruscii di membrane? Drappelli

di ali temibili di pipistrelli!

E questo raspare di zampe robuste?

Son certo le talpe che braman locuste!”

Ode al Ragno – 16

Al ragno rivolge un appello pressante

con foga oratoria e con voce squillante.

“Perché con lo zio non fai amicizia?

E’ odio tribale o solo pigrizia?

O caro ragnetto, la vita beata

non è un privilegio ma va conquistata.

Perciò, caro ragno, con molta pazienza,

dimostrati amico e fai conoscenza.

Lo zio non è male se tu lo frequenti,

entrambi vedrai che sarete contenti.”

E infine allo zio che feroce e fremente

prepara ramazze ed acqua bollente

consiglia la calma invece dell’ira,

con nobili accenti singhiozza e sospira.

“Se pur con gli insetti non vuoi mescolarti,

non devi per questo con foga schiacciarli.

La tela del ragno è davvero stupenda,

appesa a quel muro somiglia a una tenda.”

Ode al Ragno – 15

Lo zio nel frattempo un cestino ha riempito

di vari veleni in insieme assortito

con antiformiche, antimosche , antiragni,

e d’un mese intero ha speso i guadagni.

Il ragno a sua volta prepara vendetta,

affila la punta di ogni zampetta,

secerne veleno, sostanze urticanti,

intona di guerra fierissimi canti.

Temendo di faide una lunga sequenza

la zia ai contendenti consiglia pazienza,

e tenta testarda un’intermediazione

con gran desiderio di conciliazione.

Raduna gli arditi in un luogo appartato

e parla a ciascuno con tono pacato:

“Deponi, deh! zio, la fatal bomboletta

e prima di agire ascoltami e aspetta.”

E a entrambi indirizza consigli mirati

al fine di farne due amici fidati.

Ode al Ragno – 14

Prosegue la fila di insetti guerrieri

(alcuni pacifici sol fino a ieri)

e pur le termiti con fiero cipiglio

dichiaransi pronte a mangiare il mobilio.

Le agili mosche col loro ronzio

prometton tener sempre sveglio lo zio.

Ad esse si associano, questo è normale,

le innumeri schiere di grilli e cicale.

L’anofele poi ch’è una bestia guerriera

promette arrivare sul far della sera

e far dello zio già disteso sul letto

lautissima cena e squisito banchetto.

(La zia a quest’ultimo impegno non crede

e a farne informato quel ragno provvede:

è ben risaputo, se c’è una zanzara,

su me quell’ingrata il suo pranzo prepara!)

Da scarichi tetri l’ameba silente

che già da millenni tremar fa la gente

con truce cipiglio repente s’affaccia

e il solo vederla equivale a minaccia.

La pulce festosa non vien da lontano,

non porta bagaglio ingombrante né a mano.

Non serve che un balzo: ecco qua, detto e fatto,

le basta discender veloce dal gatto.

Schegge da “La Cattiv’Ora” – 3

    Io sono una bambina dell’ospedale. Non ho mai conosciuto i miei genitori. Venne Vittorino a prendermi, un mattino di febbraio che era giorno di mercato, dalle suore che raccoglievano i bambini trovati. Avevano una ruota di legno alla porta del convento e una campanella. Chi aveva un bambino da lasciare lo depositava nella ruota, la faceva girare verso l’interno e poi suonava la campanella. Le suore arrivavano e portavano via l’infante. Chi l’aveva portato rimaneva per sempre sconosciuto, a meno che non avesse voluto tornare a prenderlo. In questo caso aggiungeva un oggetto speciale da poter riconoscere in caso di necessità. Mi lasciarono alla ruota una mattina d’autunno e le suore, che avevano l’abitudine di imporre ai neonati il nome del santo del giorno, mi fecero chiamare Margherita Elisabetta, non sapendo bene se fossi nata il 16 o il 17 novembre. Così mi ritrovo questi due nomi importanti, anche se tutti mi hanno sempre chiamata Bettina.

Ode al Ragno – 13

Talmente furioso è quel piccolo ragno

per essere stato cacciato dal bagno,

talmente profondo è il suo odio, e feroce,

che ha fatto chiamare la mantide atroce.

Ed anche il più grosso e aggressivo soldato

che il ragno rabbioso ha così radunato

vien scosso da un brivido e invaso dal gelo

e già può sentire l’odor di sfacelo. 

Ode al Ragno – 13

Il buon gorgoglione ha incontrato la boia,

che vien da Chivasso, in un campo di soia:

in tale maniera più lieve è sembrato

un viaggio che tanta fatica ha causato.

Ripresisi un poco s’installan nell’orto

ch’è simil per loro a un salvifico porto

e infestan con arte precisa e con zelo

zucchine e fagioli che stan sotto il cielo.

Ed ecco la blatta con fare sicuro

Balzare precisa nel buco del muro,

un lungo cammino l’ha vista impegnata,

da mille fratelli ben accompagnata.

Di Spagna torrenti, pianure e colline

hanno attraversato per giungere infine

al luogo in cui il ragno suo amico soggiorna.

Per lui però il conto ancora non torna

e molti invitati si trovano in viaggio

per porre lo zio in severo svantaggio.

Ode al Ragno – 12

Tosto la voce risuona in montagna,

né tarda molto a giungere in Spagna,

rotola in fretta per lidi lontani,

salta e rimbalza in deserti africani,

giunge strisciando in algide plaghe

di cui favoleggiano solo le saghe,

in ogni pertugio s’insinua furtiva

ed ogni coorte d’armati s’attiva.

E prima di quanto ciascuno si aspetti

Arrivano a frotte a legioni gli insetti:

coi mezzi più strani ognuno ha viaggiato,

partendo all’istante, appena avvisato.

Il vile pidocchio con sguardo stupito

Domanda perché gli sia giunto l’invito;

riceve in risposta un rapido sunto

e presto s’infila nel cuoio bisunto.

Ode al Ragno – 11

Dal canto suo il ragno non resta passivo:

prepara un suo piano e da vero sportivo

si dedica al corpo con grande attenzione

per dargli stavolta una bella lezione.

Affila le zampe, la tela prepara,

avverte i parenti fin quasi a Novara,

si pinge la testa con tinte di guerra

(rosso carminio, indaco e terra),

ripete inni e canti composti a quei tempi

in cui i suoi antenati facevano scempi

di umani insolenti, arroganti e boriosi

(ah quelli, sì quelli, eran tempi gloriosi!).

E in breve si sparge una tale notizia:

richiesta al più presto è una grande milizia

di bestie fiere, orgogliose e leali

disposte a perir per comuni ideali,

che vogliano offrir tutto il proprio coraggio

per fare vendetta d’un sì grave oltraggio.

La Centrale Segreta dei Biscotti

    Avete mai notato che i biscotti si somigliano tutti? Possono avere marchi prestigiosi e nomi resi noti dalla pubblicità, ma poi se acquistate prodotti senza marchio e nominati diversamente, quando aprite la confezione il biscotto è lo stesso, cambia soltanto il disegno impresso sulla superficie. Stesso gusto, stessa  consistenza, stesso colore.

    Così mi sono convinto che esista da qualche parte uno stabilimento di grandi dimensioni, lunghi capannoni allineati con un enorme camino fumante dal quale esce un profumo appetitoso che vi sollecita le narici quando ci passate davanti, in autostrada. L’unico posto dove un’eventuale coda risulta accettabile e a certe ore anche gradevole.  

    E’ la Grande Centrale Segreta dei Biscotti, dove le grandi marche la cui pubblicità ha colonizzato la TV fanno cuocere i loro biscotti. Alla Grande Centrale hanno impasti di tutti i generi, lisci, scabri, tondi, quadrati, ovali, a losanga, con crusca, con gocce di cioccolato, con pezzetti di frutta, con semi di sesamo o chicchi di avena e così via, e formelle con innumerevoli tipi di disegno, così da poter sfornare biscotti decorati con tutti i simboli resi noti dalla pubblicità: spighe di grano, fattorie felici, greche e griglie con il nome della ditta.     

    Questo luogo viene tenuto segreto. Siamo tutti consapevoli che i forni artigianali, le nonne campagnole e gli allegri pasticceri sono una trovata pubblicitaria, ma nessuno deve sapere che il Biscotto è un’entità unica e superiore.

    E allora… tanto vale comprare il prodotto anonimo, non vi pare? Costa meno e la qualità è la stessa, anzi, forse la apprezziamo di più, visto che non siamo distratti dal vuoto prestigio dei marchi.

(Post ricevuto in forma anonima a firma Vendicatore del Biscotto).