La sera stessa radunai gli abitanti del villaggio nella stalla più grande e comunicai le informazioni che avevo raccolto dagli stranieri. Come avevo immaginato, non fu facile vincere i loro timori. Soprattutto durammo non poca fatica a far tacere le donne. Ma anche alcuni uomini rumoreggiavano inquieti e preoccupati. Tra di loro Comino aveva sul viso i colori della paura e continuava a farneticare di mala sorte, di sciagure che si sarebbero abbattute sul villaggio. Propose di assalire i forestieri durante la notte e di sgozzarli prima che potessero reagire, di disperdere e bruciare il corpo della regina prima che potesse essere deposto nella tomba. Venne subito tacitato.
“Tu dimentichi che tra loro vi sono degli uomini armati”, disse Onorato. “Come pensi di avere ragione delle loro spade? Con il tuo coltellaccio da porcaro? Avresti il coraggio necessario per assaltare l’accampamento? E te la sentiresti di profanare il cadavere di una regina?” Comino si ritrasse mostrando il bianco degli occhi.
Finora ero rimasto in silenzio ad ascoltare la discussione. Infine mi feci avanti. Cadde il silenzio. “Abbiamo sempre considerato questi luoghi, il bosco, la sorgente , i roc disseminati tra gli alberi, come appartenenti alla nostra comunità, memorie del nostro passato”. Parlavo lentamente cercando di fare ordine nei miei pensieri. Non era semplice dire le cose giuste per essere compreso. “I nostri antenati, prima di essere cristiani, celebravano il loro culto presso l’acqua e vicino alle pietre. Non vedo il motivo per cambiare idea proprio adesso”.
Si levò un mormorio che feci tacere con un cenno della mano. “Da cristiani non possiamo negare un luogo di sepoltura alle spoglie che ospitarono un’anima immortale. Gli stranieri se ne andranno presto e difficilmente li vedremo ritornare. Non sono venuti a profanare né a distruggere. Non è di loro che dobbiamo avere paura. Al contrario”, aggiunsi dopo una breve pausa, “la presenza delle spoglie regali renderà il luogo ancora più sacro”.
Onorato suggerì di lasciar passare quella notte prima di prendere una decisione e tutti tornarono a casa in silenzio. Posso affermare senza paura di essere smentito che non fu una notte tranquilla per nessuno, eccetto forse i neonati.
Il giorno successivo Onorato ed io risalimmo la collina e ci presentammo all’accampamento. “La vostra regina riposerà qui fino all’ultimo giorno, quando tutti vedranno la gloria di Nostro Signore. La sua tomba non subirà oltraggio, almeno finché noi saremo in vita”, annunciò Onorato. I forestieri annuirono in silenzio. “Così sia, per i secoli a venire”, disse l’uomo che conoscevo. Questo fu tutto.
